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	<title>Cultura Archivi - Lamgate</title>
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	<description>Trasporto, logistica e servizi per le imprese</description>
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		<title>Perché in Italia si preferisce il trasporto su gomma rispetto ai treni merci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 10:31:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporto]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salvo che per le reti ad alta velocità interne al territorio italiano, il trasporto ferroviario non è mai riuscito a sostituire, per importanza, quello su gomma. Mentre le strade per auto e camion sono considerevolmente aumentate di numero ed estensione, dal dopoguerra la rete per i treni si è progressivamente ridotta. Si riparla di rete ferroviaria dopo l’annuncio del ministero dei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Salvo che per le reti ad alta velocità interne al territorio italiano, <strong>il trasporto ferroviario non è mai riuscito a sostituire, per importanza, quello su gomma</strong>. Mentre le strade per auto e camion sono considerevolmente aumentate di numero ed estensione, dal dopoguerra la rete per i treni si è progressivamente ridotta.</p>
<p><strong>Si riparla di rete ferroviaria dopo l’annuncio del ministero dei Trasporti, che ha ‘cassato’ il treno ad alta velocità Torino-Lione a causa di un’analisi costi-benefici risultata poco conveniente</strong> (anche se, sui numeri in questione, c’è una grande polemica). Indipendentemente dai costi e dalle ricadute ambientali, perché il TAV, e il trasporto di merci che ne sarebbe derivato, non è stato abbracciato dalla politica come un toccasana?</p>
<p><strong>CULTURA</strong></p>
<p>Si tratta di una questione culturale: il trasporto via ferro in Italia ha <strong>problemi strutturali</strong> che si rincorrono senza soluzione dalla notte dei tempi. Il trasporto merci, in particolare, è messo ancora peggio di quello pendolare – nonostante quest’ultimo sia afflitto da ritardi, <strong>coincidenze perse e guasti</strong> di ogni tipo.</p>
<p data-reactid="26"><strong>INVESTIMENTI</strong></p>
<p>Secondo i dati dell’associazione Fercargo, la <strong>quota di trasporto merci</strong> su treno nel nostro Paese è pari al 12%, contro il 70% della Svizzera (che sta investendo pesantemente ancora oggi con Alp Transit), il 25% della Germania e il 35% dell’Austria. I numeri parlano chiaro: in dieci anni, dal 2008 al 2018, sui binari italiani si è passati da 71 milioni di treni/chilometro al 47,4 milioni. Insomma, <strong>investimenti zero</strong>.</p>
<p data-reactid="29"><strong>TERRITORIO</strong></p>
<p>Le cause per un disinteresse così marcato sono molteplici, ma se vogliamo pure <strong>ingiustificabili</strong>. Prendiamo ad esempio la struttura orografica italiana: è vero che il territorio è frastagliato, montuoso e instabile, ma ugualmente accade in Giappone, ove il servizio ferroviario è eccellente. Idem per la Cina. Con le capacità ingegneristiche italiane, sarebbe possibile superare ogni ostacolo territoriale, come del resto è stato fatto per costruire autostrade dall’incredibile sviluppo (si pensi agli altissimi viadotti degli Appennini). Il problema è che<strong> l’Italia è arrivata tardi</strong>: ora sul territorio c’è meno spazio per i treni (e meno soldi a disposizione rispetto alla corsa al ferro di due secoli fa).</p>
<p data-reactid="30"><strong>IMPRESE</strong></p>
<p>Le piccole e medie imprese non riescono a fare massa per riempire un treno? Questo perché <strong>la rete non è capillare né rapida</strong>. Per questo motivo si sceglie il trasporto su gomma, l’unico che può arrivare a destinazione in modo celere. Quando però c’è un interporto che funziona, c’è sempre molto lavoro. L’interporto logistico di Mortara, in provincia di Pavia, era passato in 8 anni (dal 2009 al 2017) da 10mila treni movimentati a 50mila.</p>
<p data-reactid="32"><strong>BUROCRAZIA E PROBLEMI TECNICI</strong></p>
<p>Ci sono poi dei problemi tecnici evidenti. I treni merci italiani sono davvero corti, appena 550 metri rispetto ai 750 del resto dell’Europa. Le economie di scala si riducono per ampie percentuali, attorno al 30%. Per quanto riguarda le licenze e i certificati di sicurezza (i primi rilasciati dal ministero dei Trasporti e i secondi da Ansfisa, l’Agenzia per la sicurezza di ferrovie, strade e autostrade) <strong>in Italia i documenti non valgono su tutta la rete</strong>, ma solamente per comparti geografici. Se una licenza è valida solo per singole tratte della rete, la burocrazia diventa mastodontica. Per far partire un nuovo treno bisogna aspettare 6-12 mesi con una licenza in possesso e ben 18 mesi per una nuova azienda ferroviaria. Infine c’è il problema delle gallerie e dei valichi, troppo stretti e bassi per far passare buona parte dei trasporti merci (uno dei motivi per fare il TAV era proprio questo).</p>
<p data-reactid="36"><strong>COSTI</strong></p>
<p>In Italia resiste la figura del doppio macchinista, presente per ragioni di sicurezza. I costi lievitano per questo motivo del 10%. Per far uscire un treno dai porti e dagli interporti bisogna mettere a budget un bel po’ di soldi: le <strong>manovre ferroviarie incidono sul 25% dei costi totali</strong>.</p>
<p>Più che altro è ambiguo il <strong>rapporto tra le società autostradali e le ferrovie</strong>, che ricadono entrambe sotto il cappello del Ministero dei Trasporti. Pur sapendo che la rete ferroviaria ha problemi, potenziarla significherebbe, a lungo termine, liberarsi di traffico e inquinamento, nonché ridurre gli incidenti stradali. Si perderebbero però i pedaggi autostradali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>fonte: Yahoo notizie</p>
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